IL MUTISMO SELETTIVO – UN APPROCCIO TERAPEUTICO MULTIDISCIPLINARE

Il Mutismo Selettivo, di seguito chiamato con la sigla MS, è un disturbo di forte ansia che blocca la parola in determinate situazioni, ambienti e con alcune persone. La persona vorrebbe parlare ma non riesce, è bloccata, la voce non esce, è come se fosse congelata.

Il MS non è opposizione, non è provocazione, non è rifiuto di, non è timidezza, è una reale condizione di ansia e paura.

A fine 800 si inizia a parlare di mutismo selettivo, usando il termine Afasia Volontaria (Kussmaul, 1877), per poi diventare Mutismo Elettivo agli inizi del ‘900. In entrambi i casi però si faceva riferimento ad una chiara volontà del soggetto di non parlare, ad un rifiuto; sarà solo nel 1994 che viene inserito nel DSM IV all’interno dei disturbi di ansia sotto il nome di Mutismo Selettivo.

Quando parli con i genitori dei bimbi MS una delle prime cose che ti dicono è: “a casa non sta zitto un attimo”, “è un chiacchierone”, “al mare parlava con tutti”, e così via.

Sono le SITUAZIONI a fare la differenza; in alcune situazioni il bimbo si sente al sicuro e parla con chiunque, in altre si attivano emozioni di PAURA e VERGOGNA che producono alti livelli di ansia e quindi un mutismo.

Chi soffre di MS presenta una personalità di tipo fobico: bassa autostima, difficoltà ad essere assertivi, senso di vulnerabilità personale e idea di un mondo pericoloso.

Per quanto concerne il comportamento, il MS porta ad attuare l’evitamento. Esso può prendere la forma dell’opposizione, della negoziazione (“averla vinta”), ma anche della somatizzazione. I bambini/ragazzi imparano quali sono le situazioni che mettono loro ansia e fanno di tutto per evitarle:  ne fuggono, si rendono invisibili, comunicano con gesti o con voci diverse (versi) o diventano oppositivi.

Più queste strategie svolgono il loro ruolo di placare l’ansia più verranno messe in atto attivando uno schema comportamentale che si ripete e si irrigidice, causando sempre maggiore difficoltà ad interromperlo.

Alcuni campanelli di allarme che possono far pensare al MS sono quelli legati ad eccessiva ansia: difficoltà ad addormentarsi e/o a dormire, episodi di enuresi/encopresi, ansia estrenalizzata (irrequitezza) o internalizzata (paura ad affrontare situazioni nuove), eccessiva timidezza, è impaurito in situazioni sociali, uso di comunicazione non verbale con estranei o parla all’orecchio del genitore.

L’esordio evidente del MS si ha con l’ingresso alla scuola primaria verso i 5/6 anni ma vi possono essere segni tipici del MS già a partire dai 3 anni quando inizia la scuola dell’infanzia.

Per quanto concerne le cause, sembra che il MS sia causato da un insieme di fattori temperamentali, ereditari e ambientali; è importante distanziarsi dalla convizione che i bambini non parlino perchè abusati o maltrattati.

Nel tempo si è visto bambini e ragazzi MS spesso provengono da famiglie bilingui, immigrate e emigrate con componenti ansiose rilevanti e difficoltà nelle relazioni sociali. Quando ci trasferiamo in posti nuovi possiamo sperimentare un senso di estraneità e pericolosità che porta il nucleo familiare a richiudersi su di sè; è importante coinvolgere la scuola nel processo di conoscenza della famiglia e quindi di apertura.

Uscire dal MS è possibile ma è importante una diagnosi precoce e un intervento lineare, prestabilito e attuato da parte di tutte le realtà che circondano il bambino/ragazzo, specialisti, scuola, casa e amici.

Quando si parla di “specialisti”, ci si riferisce a professionisti in diversi ambiti quali: PSICOTERAPEUTA, PSICOMOTRICISTA, PET THERAPY ( INTERVENTI ASSISTITI CON ANIMALI, CAVALLO E CANE), MUSICOTERAPISTA. La possibilità di attivare una rete complessa e completa aumenta la probabilità di lavorare in modo adeguato ed efficace.

I pilastri fondamentali  per uscire dal MS sono tre: ACCETTARE E COMPRENDERE che il MS è una condizione che richiede tempo e impegno e che è risolvibile; ORGANIZZARE le informazioni sul MS e sugli aiuti possibili, per questo esistono le associazioni come AIMUSE e i libri guida; ATTIVARSI mettendosi in gioco e in discussione, modificare le relazioni con il mondo esterno , fidarsi ed affidarsi.

È dunque importante prommuovere il CONTATTO, l’APERTURA, e la COMUNICAZIONE attraverso la collaborazione della scuola, della famiglia e dei professionisti; solo con un buon lavoro di COLLABORAZIONE multidisciplinare possiamo aiutare questi bambini/ragazzi a scongelarsi.

Non dobbiamo avere PAURA della loro PAURA.

 

Riferimenti bibliografici:

“Momentaneamente Silenziosi”, E. Iacchia, P. Ancarani – FrancoAngeli, 2018